Fondi, “Fiore di Loto” la Poetica di MATTIA ANTOGIOVANNI

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Esordio del giovane poeta di Fondi Mattia Antogiovanni con la raccolta intitolata “Fiore di Loto”. Il testo riporta la prefazione del poeta Leone D’Ambrosio e la postfazione di p. Giuseppe Comparelli. È arricchito da quattro splendide tavole del fumettista di Itri Davide Manzi. La copertina è una delicata elaborazione grafica riferita al titolo della pittrice Anna Maria Zoppi.

Mattia Antogiovanni ha conseguito la Laurea in Scienze dei Servizi Giuridici presso l’Università degli Studi Roma Tre, con Master di I° livello in Security e Intelligence, discutendo la tesi “Questioni di fine vita: commento all’ordinanza n. 207 del 2018 della Corte costituzionale” (sentenza Cappato).

Ha iniziato l’attività lavorativa quale Consulente del Lavoro, è iscritto presso l’Ordine provinciale di Roma. Pubblicista di cronaca per il periodico online “La notizia della sera”, è membro della Commissione di Certificazione dei contratti di lavoro, e Conciliatore.

fiore di loto tavola di Davide Manzi retro poesia Trastevere. 1 Le sue poesie raccontano storie vissute in età adolescenziale. La lirica – come si legge dal profilo in quarta di copertina -, “Trastevere”, inserita nella raccolta, ha avuto la “menzione di merito” al 19° Concorso Internazionale di Poesia presieduta da Giuseppe Aletti e Alessandro Quasimodo. Poesia inserita nel volume: RESPIRO 2024 di AA.VV. Aletti Editore 2024.

Leone D’Ambrosio a tal proposito, ne ha colto lo stato d’animo scrivendo: “… Mi piace chiudere questa mia nota d’incoraggiamento con una poesia molto intima e toccante dedicata al suo caro amico (lo chiama fratello) Riccardo, morto prematuramente. Ecco”: … Mentre ti aspetto giù a Trastevere. E l’ansia che va. Sto marciapiede è un posacenere. E quanti ricordi, che ho gettato nel fiume.

Le poesie del giovane poeta al suo esordio, continua D’ambrosio, riportano a uno squarcio temporale della giornata, la notte, quando il silenzio libera da consunte contaminazioni e il poeta è solo con il suo luogo e il suo pensiero. Così, lo spazio, ma soprattutto ciò che gli sta attorno incarnano una realtà tutt’altro che metaforica.

Il poeta scruta, scandaglia il suo stato d’animo, fino a toccare il fondo. Questa sua malinconia è piuttosto tormentata e ribelle come quella del poeta maudit francese Charles Baudelaire. Tant’è che egli stesso lo dichiara in una sua lirica: Sono maledetto/come Baudelaire.

Ecco, Mattia si muove, o meglio muove la sua intuizione, la sua ispirazione in questo spazio unitario, nel suo territorio sentimentale. Anche se il più delle volte, cupo e chiuso, ma con una immaginazione sintonica e mai menzognera. D’altronde, lo si può evincere proprio dai versi della lirica Autoritratto: Volo basso e vedo meglio, come sotto al palco. Non mi fermo, ma continuo e se cado riparto. Il mio autoritratto.

Antogiovanni scrive nell’Introduzione a Fiore di Loto: “… riporto le mie esperienze, i miei dubbi e tutte le incertezze tipiche di quegli anni. Racconto in versi ciò che è stato e cosa ho compreso da ogni situazione. Squarci di verismo di un giovane alla ricerca della sua identità. Viviamo tutti un po’ col Velo di Maya sul viso, assopiti dal timore di dichiararci al mondo. Oggi tolgo quel velo. Felice. Spero che coloro che mi leggeranno capiscano i disagi dei miei primi vent’anni, teso alla ricerca di una dimensione sognata, tipica dell’età giovanile di tanti miei coetanei.”

P. Comparelli ne interpreta gli stati d’animo e nella sua nota scrive: … E allora il lettore incontra dialoghi con una presenza risolutrice spesso chiamata in causa, oppure uno sdegno, oppure un rammarico per ciò che appare inaccettabile: “… il colmo per un poeta è perdere le parole. Talvolta è il dubbio sull’efficienza della propria tenuta umana di fronte a prospettive mancate: … forse sono stato poco scaltro. Se il mondo è questo/forse ho sbagliato posto. Fino a qualche parentesi fatalista: la vita è così/ti bacia o ti infanga.” Unitamente a una dose di realismo, un distacco solipsista e disincantato. Anche questa è poesia. Mattia privilegia i riflessi delle relazioni e degli sguardi ambientali da cui trae il senso mutevole dei riflessi emotivi. Non manca qualche occhiata di ironia che è più propria dell’età matura e qui promette bene.

tre tavole libro

La Redazione

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